Il tono di voce è uno di quei concetti del marketing che sembrano tipo…la fisica dei quanti: tu sai che esiste, che è reale, perfino importante, ma per quanto ti applichi il concetto in sè ti sfugge e non riesci proprio a inquadrarlo.

I concetti di base sono semplici: devi definire un tuo modo di comunicare attraverso il linguaggio, le immagini, i colori, perfino il tuo stile e poi devi applicare questo modo di comunicare a tutta la tua comunicazione in modo costante per riuscire a distinguerti.

Nella ricerca del tuo tono di voce devi sfrondare da tutto quello che è superfluo e vago per abbracciare l’unicorno che ogni imprenditrice dovrebbe inseguire nella sua comunicazione: la precisione.

Ti è stato ripetuto all’infinito vero? “Sii precisa, parla in modo chiaro, usa un linguaggio che ti appartiene, definisci un tuo vocabolario, sii sempre coerente anche nella tua comunicazione visuale”.

Il che è giusto, infatti anche io aiuto le mie clienti a definire un proprio stile espressivo coerente, ma a un certo punto inneggio all’anarchia, al lasciar andare la precisione per poter davvero definire una comunicazione che ti appartiene.

Ma cosa vuol dire “lasciar andare la precisione”?

Significa giocare con il lessico, significa pescare da contesti narrativi diversi da quello tecnico del tuo mercato di riferimento e anche abbandonare l’ansia di dover spiegare sempre tutto, parola per parola.

Spesso, infatti, ci perdiamo in descrizioni dettagliate che da un lato servono a dare al tuo pubblico le informazioni di cui ha bisogno per scegliere, ma dall’altro impediscono a chi legge i contenuti di adattare quello che comunichi alla propria situazione personale.

Lo so, sembra nebuloso, quindi ora mi spiego meglio: il nostro cervello è programmato per riempire i buchi, per colmare i vuoti. Per questo riesci a leggere i meme sui social in cui le lettere sono sostituite con numeri (qu3270 p3r e23mp10) e per lo stesso motivo ti sembra di ricordare eventi della tua infanzia di cui non puoi avere memoria, ma che, a forza di sentirli raccontare dai tuoi famigliari, ti sembrano ricordi veri e propri.

Ma torniamo al marketing.

Quando ogni tuo contenuto è preciso, dettagliato, soprattutto nella parte più emotiva della tua comunicazione, chi legge non riesce a immedesimarsi fino in fondo perché l’eccesso di dettagli frena la sua capacità di identificazione. La sua mente non ha vuoti da riempire, non ha spazio per adattare la sua storia a quella che tu stai raccontando, quindi la può apprezzare, ma difficilmente si farà coinvolgere al punto da entrare in relazione con te, da sentire il tuo messaggio che risuona con i suoi bisogni e desideri.

Lasciar andare la precisione, riferirti a un vocabolario esterno al tuo mercato di riferimento, usare le analogie* e creare un tuo codice di comunicazione personale, ti permette di trovare il tuo reale tono di voce dando al tempo stesso la possibilità al tuo pubblico di creare una relazione unica con i tuoi contenuti.

Vuoi iniziare a giocare con questa tecnica? Scegli un termine tipico del tuo mondo professionale e fa un brainstorming di tutte le parole o le espressioni che ti vengono in mente pensando a quel concetto. Quando avrai finito rileggi le parole che sono emerse e usale per creare contenuti per la tua comunicazione.

Puoi ripetere questo gioco all’infinito e se hai voglia di raccontarmi come è andata ti aspetto nei commenti qui sotto!


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Tono di voce: addio precisioneTono di voce: addio precisione

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