C'è una grande differenza fra bisogni e desideri e questa differenza è una delle basi dello sweet marketing. Scopriamola insieme!
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Nel parlare comune sembra che bisogni e desideri siano sinonimi, ma non è così: c’è una profonda differenza fra queste due componenti della nostra vita, differenza che si riflette nel tuo modo di fare marketing e soprattutto nel tipo di comunità a cui ti rivolgi e al modo in cui le ti rivolgi.

Partiamo dai bisogni

I bisogni sono necessità connaturate all’essere umano, sono parte di noi in quanto persone e si suddividono in categorie a seconda dell’urgenza con cui debbono essere soddisfatte.

Le possiamo trovare spiegate nella famosa Piramide di Maslow

piramide-di-maslow_Sara Salvarani Sweet Marketing Coach

In questa immagine trovi tutte le cose che ci servono per stare bene, prima a un livello base, primordiale, poi via via più alto, verso il miglioramento di noi stessi nella nostra essenza più pura.

I bisogni vanno soddisfatti e da questo non si scappa, ecco perché gli asceti lavorano tutta una vita per affrancarsi da più livelli possibili: perché è una sfida.

Ciò che ci distingue sono i desideri

Se i bisogni sono gli stessi per tutti gli esseri umani variando solo per l’intensità con cui li percepiamo, la vera distanza fra noi e i nostri simili è nei desideri che abbiamo, ovvero nei modi che sentiamo più nostri per soddisfare quei bisogni.

Un esempio banale: io vivo bene nei climi e nelle stagioni fredde mentre mio marito sta bene al caldo (sì, regolare termosifoni e condizionatore a casa nostra è una vera sfida! 😂 ).

E ancora: c’è chi impara meglio leggendo e chi ascoltando e chi ancora guardando un video.

C’è chi soddisfa il proprio bisogno di appartenenza acquistando un certo tipo oggetto (gli “iphonisti” o gli “alfisti” ad esempio), chi praticando un certo tipo di sport (soprattutto se di gruppo) e chi, invece, preferisce l’associazionismo e il volontariato.

Ognuno ha desideri che soddisfano bisogni.

Hai bisogno di vederti bella? Magari per te vuol dire trovare il perfetto paio di jeans o avere orecchini e catenina coordinati, mentre per me sono i capelli in ordine e il rossetto rosso a darmi quel senso di “ammazza quanto sei gnocca!” che mi fa girare col portamento da regina anche spolverando casa.

Marketing, bisogni e desideri

Per molti anni la pubblicità ha portato ad appagare desideri invece che a soddisfare bisogni, e in particolare ad appagare quei desideri che soddisfavano i bisogni solo in modo superficiale, senza andare nel profondo, restando a un livello superficiale che dopo un po’ non bastava più. E dovevi ricorrere a un nuovo acquisto.

Vi faccio un altro esempio: mia figlia a settembre andrà alle superiori spostandosi per la prima volta dal paese alla città per qualcosa che non sia andare dai nonni a pranzo o un giro in centro con me e suo padre.

Visto che cresce come una pianta dopata so già che dovremo reinfoltire il guardaroba e lei, che come ogni normale adolescente inizia a rompere con quei 6-7 mesi di anticipo per viaggiare in sicurezza, elenca già cosa vuole comprare e in che negozi.

Sembra razionale: ho bisogno di vestiti e compro quelli che mi fanno sentire anche bella. Peccato che il passaggio alle superiori e il confronto con una nuova comunità sia un momento importante per una ragazza e molto probabilmente i desideri che oggi appagano i suoi bisogni cambieranno radicalmente perché subentrerà anche un altra necessità da soddisfare: il bisogno di appartenenza.

Quindi abbiamo deciso di acquistare solo lo stretto necessario per sfangare l’estate e i primi giorni di scuola per poi dedicarci a uno shopping più logico e mirato. E ovviamente apriremo casa ai nuovi amici così che il gruppo si consolidi su basi più forti di una marca di scarpe.

Perché se a 13-14 anni è logico che un po’ del bisogno di appartenenza passi da un codice di abbigliamento, è molto diverso quando quel bisogno si soddisfa solo così o, peggio ancora, quando l’unico desiderio rimane quello perché quella è la cifra con cui la nostra comunità ci misura.

A questo serve lo Sweet Marketing, a proporre alle persone modi costruttivi di appagare i desideri che soddisfano i loro bisogni veri, profondi, radicati. E a farlo in moto etico, perché senza etica siamo tutti perduti.

Ma a quale comunità rapportarsi?

Ora che hai capito la differenza fra bisogni e desideri, puoi ragionare sul tipo di community vuoi relazionarti attraverso la tua comunicazione, perché i desideri con cui soddisfiamo i bisogni sono fortemente legati alla comunità a cui apparteniamo e alle sue caratteristiche sociali, demografiche, etniche, culturali, geografiche, ecc…

I macrotipi di community fra cui destreggiarti sono due e la scelta è anche legata al tuo archetipo di business:

  • Community esistenti: analizzando gruppi di persone potenzialmente interessate al tuo mercato puoi elaborare un’offerta tagliata sulle loro esigenze (archetipi di riferimento: Sovrano, Eroe, Caregiver, Uomo Comune)
  • Community ex-novo: in questo caso sei tu che aggreghi le persone attorno a una nuova idea, un’idea che magari rientra in una categoria esistente, ma che per l’unicità con cui tu la realizzi diventa un modo completamente nuovo di approcciare il settore, creando una comunità di persone che la sposano e la fanno propria (archetipi di riferimento: Esploratore, Creatore, Fuorilegge, Mago)

Per un ripasso sugli archetipi leggi questo post.

3 domande per te

Ora è il momento di mettersi al lavoro rispondendo a queste domande:

  • quali bisogni vuoi soddisfare?
  • appagando quali desideri?
  • rivolgendoti a quale comunità di persone?

Buon lavoro!

Sweet Marketing: la differenza fra bisogni e desideriSweet Marketing: la differenza fra bisogni e desideri

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