Il lavoro di riduzione va esercitato anche sui testi, per dire quanto serve e solo quello. Sottraendo l’ovvio aggiungiamo significato. Più sarà conciso il messaggio, più importanza avranno le parole che contiene.

(Yvonne Bindi, Language Design)

Scrivere per comunicare è impegnativo, scrivere per comunicare il tuo lavoro richiede un grande sforzo di elasticità: devi sapere quando allungare un testo perché serve tensione narrativa e quando rimpicciolirlo per aiutare il lettore a comprendere, imparare, apprezzare, scegliere.

Un buon testo, un testo che raggiunge i suoi obiettivi è un testo conciso. Il che non significa povero e per spiegarti la differenza chiarisco meglio il concetto così

breve ≠ semplice ≠ conciso

perché:

  • breve” ci parla solo della lunghezza (righe, battute, caratteri, parole, ecc…)
  • semplice” ci parla solo del registro (niente parole strane, niente complicazioni, niente inglesismi)
  • conciso” ci parla di efficacia, di un rapporto perfetto fra quante parole mettiamo in campo e quanto preciso e forte è il messaggi che trasmettono.

Yvonne Bindi, autrice del libro da cui ho preso la citazione di apertura, dedica un intero capitolo a questo tema e per accompagnarti nell’avventuroso viaggio verso la semplificazione parto dalla sua scaletta di regole:

  • Riduci: le parole devono essere centrate sul concetto che vuoi esprimere; non essere scontata e trasandata, scegli parole mirate che diano l’esatta percezione del concetto che vuoi esprimere, possibilmente con un solo vocabolo (ricordi? riduzione!)
  • Rimpicciolisci: sì, qui parliamo proprio di ridurre le parole; se per esprimere un concetto puoi usare 2 parole invece di 6…beh sai cosa scegliere (es: di una certa importanza ➡️ importante – in data odierna ➡️ oggi)
  • Nascondi e organizza: questi due punti abbinano la chiarezza espressiva alla dinamicità grafica; puoi approfondire l’argomento qui
  • Tempo: devi avere rispetto del tempo di chi ti legge e puoi farlo semplificando i testi (punta su semplicità, chiarezza, linearità…insomma, niente frasi dentro frasi dentro frasi) e, di nuovo, misurando la quantità di parole che usi; mi spiego meglio: leggerai ovunque che un buon blogpost è fatto almeno di 1500 parole, bene, quello non è un blogpost ma un episodio di stalking! Meglio dividere un testo così lungo in più puntate senza prendere in ostaggio il tuo pubblico
  • Impara: come puoi spiegare in modo semplice un concetto complicato? Usando le metafore e cioè imparando a vedere i vari concetti con occhi diversi, attingendo ad analogie e similitudini
  • Differenzia: ricorda che anche la semplicità deve essere dosata per non diventare noiosa, quindi, dopo aver messo il lettore a suo agio introducendo il tema, alterna frasi brevi e lineari a strutture più complesse, gioca con la costruzione del testo e con la narrazione.

Quindi oggi ti lascio con questo esercizio: prendi gli ultimi contenuti che hai pubblicato sul tuo blog, la tua newsletter e il tuo social preferito e rivedili alla luce di questi consigli. Cosa ne esce?

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