Come scrivere contenuti coinvolgenti? Oggi rispondo a questo tuo grande dubbio con ben quattro consigli che ti saranno utilissimi!

Come ti ho detto nella newsletter di ieri (non sei iscritta? rimedia subito andando qui) i veri segreti per scrivere bene sono l’esercizio e la fiducia in te stessa, ma esistono alcune indicazioni che puoi seguire per scrivere contenuti coinvolgenti.

Te li racconto qui di seguito. Pronta? Eccoli!

Scrivi come parli

La prima cosa da fare è trovare il tuo linguaggio, o meglio scrivere come parli.

Perché un conto è eliminare il gergo del parlato (ad esempio le inflessioni dialettali o i termini regionali) e un altro è utilizzare parole o costrutti che non ci appartengono.

Se il tuo modo di esprimerti è tecnico e professionale, anche un po’ serioso, è inutile avere una comunicazione tutta frizzi e lazzi, mistica e spirituale, perché suonerà finta, faticherai a reggerla e finirai per scimmiottare o scopiazzare i tuoi competitor.

E se nel parlato ti scappa qualche parolaccia (ops… 😅 🙋🏻‍♀️) è stupido fare Miss Finezza che mai e poi mai si lascerebbe andare a qualcosa di più di un perdindirindina e che chiama il tizio che le appena fregato il parcheggio “un signore maleducato” quando è un emerito stronzo. Ok non essere volgari, ma è importante anche non creare uno scollamento fra la te che scrive e quella con cui poi i clienti si troveranno a confrontarsi.

Evoca ricordi

Ripassiamo un concetto chiave direttamente dalle slide che ho preparato per il webinar Contenuti, vendite e passione che terrò il 30 giugno e che ci parla di come è suddiviso il nostro cervello:

Slide-3-cervelli_Webinar-Contenuti-Vendite-e-Passione_Sweet-Marketing-Academy_Sara-Salvarani

Queste tre diverse zone del cervello sono coinvolte a livello diverso nelle scelte dei tuoi clienti:

  • La corteccia prefrontale fa fare un prima scrematura tecnica: se cerco una borsa in tela per la spiaggia mi farà scartare tutto quello che è in plastica
  • Il cervello rettiliano entra in gioco quando quello che il cliente vede lo mette in pericolo diretto: se produci gioielli in argento e i tuoi clienti sono allergici il cervello rettiliano li farà stare alla larga.
  • Il cervello limbico è il vero protagonista della decisione finale: fra te e un tuo competitor sceglieranno te se saprai evocare qualcosa di potente. E cosa è di più potente di un ricordo? D’altronde è per questo che lo storytelling funziona così bene: perché la struttura della favola ci riporta all’infanzia evocando ricordi di serenità e sicurezza.

Risveglia i sensi

Il terzo consiglio è in parte legato al secondo perché nulla rafforza di più un ricordo del far leva sui sensi per evocarlo.

Se assocerai alle favole la comoda poltrona su cui la nonna si sedeva per raccontare le fiabe con i nipotini in braccio o il sapore della torta al cioccolato che preparava proprio per quel momento, la potenza della tua evocazione sarà assoluta.

Ma puoi far leva sui sensi anche per parlare del presente con una tecnica tipica delle visualizzazioni guidate: “Dopo tante ore di lavoro sei sicuramente stanca e mentre leggi questo post ti stiri la schiena e pregusti già la cena che ti aspetta”. Si tratta di immaginare in quale contesto il contenuto viene letto e di far leva sulle sensazioni che la persona prova.

Allo stesso modo puoi evocare il futuro, associare un concetto a un profumo, un suono o un sapore, paragonarlo a un quadro o ancora usare una metafora tattile (esistono suoni morbidi e suoni duri no?).

La fisicità è qualcosa di istintivo, sensuale, legato a quel cervello rettiliano che diceva ai nostri progenitori che quella carne non aveva un bell’aspetto e non andava mangiata. Proprio per questo far leva sulla fisicità è un’ottimo strumento per coinvolgere i tuoi lettori in ciò che stai scrivendo.

Divertiti per appassionare

Anni fa scrivevo di contenuti che ora non tratto più. Da qualche parte ho ancora piani editoriali dove si parlava di SEO, Google AdWords, Twitter e ho anche scritto un blogpost (che dovrei aggiornare) sulle sponsorizzate di Facebook.

Ma ho smesso e quel post è in lista di revisione da un sacco di tempo.

Perché sono argomenti che conosco, sono cose che faccio, ma di cui mi annoio mortalmente a parlare. Ma proprio mortalmente, non un pochino. Sbadiglio al solo pensarci anche mentre scrivo questo post.

Quando scrivi o parli di qualcosa che non ti piace, che ti fa venire l’orticaria, si vede. Ma tanto! Se non ti diverti tu a scrivere, gli altri si annoieranno ancora di più e smetteranno di leggere.

Di solito qui mi viene fatta un’obiezione che sembra-e-sottolineo-sembra sensatissima: “Eh, ma ai miei clienti interessa e QUINDI DEVO parlarne”.

Risposta: perché? Ok, che il cliente è al centro del tuo business quindi devi parlare di quello che gli interessa ma se a te quell’argomento non piace è controproducente! E se hai paura di perdere fatturato rifletti su questo: se su quell’argomento si regge tutto o gran parte del tuo lavoro…probabilmente hai sbagliato lavoro.

Lo so, è dura da digerire, ma so anche automaticamente hai pensato “Ma no, io amo quello che faccio e questo è solo una parte piccolissima della mia attività!”. Quindi perché non puoi metterla da parte se non sostiene il tuo lavoro in modo sostanziale?

Perché un conto e accennare a un certo tema all’interno di un contesto ampio (io, ad esempio, parlo di SEO quando serve all’interno del discorso “scrittura”) e ben diverso è dedicare all’argomento un ampio spazio nel tuo piano editoriale.

Ora tocca a te

Per approfondire l’argomento puoi scaricare questo workbook o iscriverti a questa lezione.

E ora dimmi nei commenti cosa pensi di questi consigli: sono nuovi per te o li seguivi già?

Tu cosa ne pensi?

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