Perché parlare di marketing al femminile - ©Sara Salvarani

In Italia ci sono due correnti di pensiero: la prima dice che il marketing (e il business in genere) non hanno sesso e che parlando di “femminile” ci si ghettizza ancora di più, la seconda sostiene che è inutile nascondersi dietro i grandi proclami, perché le differenze ci sono eccome!

Io appartengo alla seconda scuola: penso che sia inutile far finta che, anche quando si parla di business, fra uomini e donne non ci siano differenze.

Al netto delle dovute eccezioni, in linea generale generalissima, le donne e gli uomini hanno approcci diversi a:

  • amore
  • sesso
  • problemi
  • rapporto con il proprio corpo
  • amicizia
  • cibo
  • affetti in genere
  • …(aggiungere le voci che ho dimenticato)

quindi mi spiegate com’è possibile che non abbiano differenze anche nel modo in cui gestiscono un business e fanno marketing? Ma dai, siamo seri!

Perché il marketing al femminile esiste

Cosa mi fa affermare questo? Il fatto che esiste un business al femminile, un modo di stare sul mercato e stare sul mercato significa fare marketing (sai molto bene, ormai, che per me parlare di marketing e di business è quasi la stessa cosa).

Le donne, soprattutto nel nostro Paese, si approcciano al lavoro autonomo o all’aprire una loro attività per motivi diversi e in modo diverso dagli uomini. Vediamo perché:

  • Per le donne lavorare è più difficile: non ci sono cazzi. L’unico motivo per cui in Italia la maggior parte delle aziende preferisce una donna a un uomo è perché pensa di essere autorizzata a pagarla meno. Questo ha portato molte donne a mettersi in proprio non per scelta ma per necessità. Poi magari si sono appassionate, ma è un passo successivo: all’inizio fare l’imprenditrice, per molte, è un ripiego. Io ho scelto di fare questo passaggio (puoi scoprire la mia storia qui), ma dopo quasi 7 anni so molto bene di essere una delle poche.
  • L’Italia ci vuole tutte casalinghe anche quando non è la nostra vocazione: da sempre questo è un dogma tutto nostro, la donna che lavora lo fa perché deve non perché le piace. Perché se ti piace hai qualcosa di sbagliato visto che la nostra massima aspirazione dovrebbe essere stare a casa a gestire la famiglia. Quindi, di nuovo, chiediamoci quanta fatica fa una donna a promuovere il proprio lavoro in un mondo che considera il suo lavoro un errore, un “malfunzionamento”. Se una parte del tuo cervello più antico (quello in cui sono radicate le credenze culturali) ti disapprova, l’autosabotaggio è a un passo.
  • Alle donne i compromessi stanno sull’anima: quando finalmente noi donne scegliamo di metterci in proprio non vogliamo rinunciare ad avere una vita! Spesso, anzi, scegliamo di aprire una nostra attività per essere noi a scegliere tempi e modi di lavoro, cosa che nella nostra cultura è quasi inaccettabile…e ci colleghiamo al punto successivo ⇣
  • L’unico modello imprenditoriale presente è un modello maschile e vecchio (anni ‘80) in cui le donne non si riconoscono: lo ribadisco: uomini e donne sono diversi (non migliori o peggiori: diversi!) e se già tanti uomini sono a disagio con il modello yuppie dell’imprenditoria, figuriamoci le donne che quando quel modello è nato erano ancora più lontane dal mondo del business autonomo. Le imprenditrici hanno bisogno di definire il proprio modo di gestire un’attività e di promuoverla attraverso un marketing che risponda ai loro bisogni e ai loro valori.

Ecco perché ho scelto di parlare di Sweet Marketing, perché è un approccio più affine allo spirito femminile, e in fondo da qualche parte dovremo pur partire no?

Per saperne di più puoi leggere qui, qui e qui.

E ovviamente aspetto i tuoi commenti a questo spinosissimo tema!

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