#SweetGuestWoman_Intervista_Edy Tassi_ng

Da questo mese tornano le interviste alle #SweetGuestWoman, donne imprenditrici, freelance, libere professioniste che sono un punto di riferimento per chi, come te, vuole far crescere il proprio business.

Ad Aprile conversiamo con Edy Tassi!

D: Ciao Edy, per prima cosa ti chiedo di presentarti: chi sei, qual è il tuo lavoro e quali sono le tue passioni?

Ciao Sara e ciao a tutte le tue clienti/lettrici, sono una scrittrice, coach e traduttrice. Lavoro da quasi vent’anni nell’editoria, come freelance, ho pubblicato quattro romanzi rosa, due novelle e un manuale di scrittura. Con il mio lavoro di scrittrice amo regalare momenti di serenità e positività a chi mi legge, mentre come coach aiuto le donne a raccontare storie e a condividere la loro esperienza attraverso la scrittura di un romanzo o di un manuale.

Sono appassionata di libri, non ne ho mai abbastanza, e una delle cose che più mi piace fare è entrare in una libreria, pregustando la possibilità di trovare un nuovo romanzo che mi appassioni, scoprire una nuova autrice o acquistare un manuale che renderà la mia vita più bella.

Adoro la danza, i tè, i corsi di crescita personale e guardare commedie romantiche alla televisione o al cinema.

D: Il tema di Aprile è “trovare dentro se stesse la propria strada”, quindi ti chiedo subito: come sei arrivata a essere una IspirAutrice? È stato un percorso lineare stile avevo-3-anni-e-sapevo-cosa-sarei-diventata, o hai dovuto superare ostacoli stile Frodo davanti alle lande desolate di Mordor?

Mettiamola così: la me treenne aveva la vista lunga, perché sin da piccola ho deciso che i libri e la scrittura avrebbero fatto in qualche modo parte della mia vita; realizzare questo obiettivo però è stato più come dover attraversare le lande desolate di Mordor.

Non ho mai “visto” un futuro senza libri. Anzi, non c’è mai stata una “me” senza libri. Anche quando la vita mi ha portata a imboccare una strada diversa, alla fine sono sempre tornata alla scrittura, alla lettura, ai libri.

Il vero turning point però è stato rendermi conto, un giorno, che il tempo stava passando e io avevo dato la priorità a un sacco di altre cose, ma non al mio sogno. Non sul serio.

Avevo intrapreso troppi percorsi scolastici per far contenti gli altri e troppo pochi per far contenta me. Avevo lavorato in ambiti diversi e sempre lontani da quello che avrei voluto fare davvero. Ma in tutto questo, io e i miei sogni c’eravamo poco. Così, quando mi sono resa conto che non potevo aspettare che il tempo giusto arrivasse (magari con un avviso nella cassetta delle lettere, o un raggio di luce dal cielo), perché ci sarebbe sempre stato qualcos’altro da fare prima, ho deciso di rimboccarmi le maniche per non ritrovarmi, come capita a molti, a guardarmi indietro un giorno, pensando a tutte le occasioni mancate, al tempo sprecato e a quella me a cui non avevo dato spazio.

Ho cominciato a tradurre, poi ho ricominciato a scrivere e dal 2002 a oggi non ho più smesso. Credo infatti che non sia solo importante “trovare la propria strada”, ma anche decidere di percorrerla.

D: Come capisci quali progetti o percorsi di comunicazione sono allineati alla tua visione e alla tua missione? Insomma con che criterio fai scelte per il tuo business?

Ho vissuto per così tanto tempo cercando di essere una brava bambina, cercando di assecondare le aspettative altrui, da sviluppare, negli anni, una vera e propria allergia nei confronti di questa dinamica. E quando mi trovo davanti a un progetto, se provo quella sensazione di disagio, quel malessere quasi fisico che ormai ho imparato a riconoscere, significa che sto facendo una cosa non perché ci credo io ma perché non so dire di no.

Se invece provo un brivido di entusiasmo, se mettermi alla scrivania non mi pesa, se anche facendo fatica, mi rendo conto che non vorrei essere da nessun’altra parte, allora significa che la strada è quella giusta.

E poi cerco sempre di scegliere progetti o argomenti che mi spingano a migliorare. Quando devo scrivere un nuovo romanzo, non mi limito a ripetere lo schema che conosco ma mi domando quale tipo di storia potrebbe farmi diventare una scrittrice migliore. Se penso ai contenuti per i social, cerco di pensare a quale argomento mi ha aiutata a crescere e provo a condividerlo con chi mi segue. Se devo pensare a un servizio, penso a cosa può servire alle mie future clienti per rendere speciale la loro scrittura.

Nella mia visione, infatti, il tempo che ci dedichiamo per scrivere e raccontarci deve sempre essere prezioso.

D: Venendo alla specificità del tuo lavoro: un’imprenditrice come può capire se è il momento giusto per lanciarsi nella scrittura di un manuale professionale? E come si inquadra nello spettro complessivo della sua comunicazione?

Scrivere un manuale, in questo momento, è una delle decisioni più strategiche che si possano prendere. Quella che può davvero fare la differenza.

In un mondo virtuale dove tante fanno cose simili, avere un libro da mostrare è ciò che più garantisce l’effetto wow! e che ti mette un gradino sopra a tutte.

Nel mio laboratorio dedicato alla scrittura dei manuali, poi, affronto il tema che poni tu, cioè qual è il momento giusto per scriverne uno e credo che i criteri di valutazione siano due:

Il primo è stabilire a che punto sei del percorso. Io sostengo che non serve essere in cima alla montagna per poter aiutare a salire chi è ancora a valle. Basta essere qualche passo avanti. Basta aver percorso già un po’ di strada e quindi saperne di più, ma essere comunque abbastanza vicine alle lettrici per poterle prendere per mano. Paradossalmente, infatti, talvolta l’estrema competenza crea una distanza difficile da superare. Mantenendo il paragone della montagna, è come se dall’alto, si urlassero le indicazioni per arrivare in cima.

Inoltre, spesso chi vorrebbe scrivere un manuale commette l’errore di pensare che occorre sapere TUTTO e, di conseguenza, scrivere TUTTO sul quel determinato argomento. Invece basta scrivere ciò che già si sa, cristallizzarlo, e poi andare avanti a imparare ciò che servirà per scrivere il PROSSIMO manuale.

Il secondo criterio è pensare se si è disposte a dedicare il tempo necessario per scrivere un libro. Servono dedizione e concentrazione. È un processo appagante, ma che richiede cura. Scrivere un libro è anche un percorso di scoperta di sé, perché ti garantisco che quando si scrive vengono fuori un sacco di magagne e di criticità. Però è anche un’avventura capace, come poche altre, di regalarti entusiasmo, energia e gratificazione.

D: Ora ti chiedo i tuoi 3 consigli alle lettrici per scoprire la propria vocazione e perseguirla con tenacia come fai tu

Eccoli qui!

  1. Pensa a qual è la tua essenza, a cosa ti identifica di più. Come ti sentiresti se, un domani, guardandoti indietro, ti rendessi conto di non aver reso onore a questa parte di te? Io, se non scrivo, sento di mancare prima di tutto a me stessa. Non sono più io. E quindi non posso arrendermi. La tenacia diventa una conseguenza naturale del sapere che cosa mi definisce.
  2. Fissa obiettivi che sono all’interno del tuo campo d’azione. Io non posso costringere gli altri a comprare i miei libri e quindi non posso legare il mio successo a qualcosa di cui non ho il controllo; ma posso decidere di scrivere ogni anno qualcosa di nuovo, e prima o poi, le lettrici si accorgeranno di me.
  3. Guarda in faccia le resistenze che ti impediscono di ottenere quello che desideri, riconoscile e trasformale in domande. Per esempio: “non riesco a scrivere” diventa “come posso riuscire a scrivere?”; “non ho tempo” diventa “come posso trovare il tempo?” Se trasformo una paura o un ostacolo in una domanda, inconsciamente è come se mi dicessi che esiste una soluzione: forse non l’ho ancora trovata, ma la troverò. E questo mi permette di non mollare, di non arrendermi.

D: Per finire parlaci di un tuo servizio che può essere utile a chi ci sta leggendo?

Certo! Scelgo Condividi le tue perle, il mio laboratorio pensato per chi vuole trasformare la propria competenza in ispirazione per gli altri.Scrivere un manuale è una mossa strategica che permette di esprimere autorevolezza, conoscenza e desiderio di condivisione. Tre elementi fondamentali per distinguersi e far crescere la propria attività.Nel corso del laboratorio, composto da due incontri di tre ore, le partecipanti lavoreranno su diversi argomenti:- perché scrivere un manuale- quanti tipi di manuale ci sono- come scegliere l’idea giusta e molto molto altro.

Qui termina la prima della nuova serie di interviste. A maggio avremo come ospite Giada Centofanti!

Intervista a Edy Tassi

Tu cosa ne pensi?

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.