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Ragazzi, social network e riflessioni sparse sul futuro

Questa settimana ho avuto modo di incontrare due classi di una scuola superiore professionale. Due incontri da due ore ciascuno in ogni classe durante le quali confrontarci sui social media, il loro uso e la relativa dipendenza da questo strumento.

 

Ovviamente la prima cosa che ho detto è stato che io non averi mai potuto parlare loro di dipendenza da social media visto che nell’ordine:

  1. il cellulare è un prolungamento del mio braccio
  2. se non ho almeno un 3G a disposizione divento nervosa
  3. appena vedo un paesaggio evocativo mi chiedo quale filtro instagram lo valorizzerebbe di più
  4. mia figlia due mesi mi ha detto di avere una necessità (sì, ha detto proprio così): aprire un blog.

Ho quindi impostato i due incontri a disposizione per ogni classe con una prima parte alla scoperta dei social (linea del tempo, tipologie di social e perché possono essere interessanti) e una seconda di utilizzo pratico di Facebook, Instagram e Pinterest, puntando sopratutto sul primo visto che i ragazzi ci passano le giornate e che in entrambe le classi sapevo esserci stati problemi di cyberbullismo più o meno gravi.

Come è andata? È stata un’esperienza dura. E abbastanza sconvolgente. E istruttiva da molti punti di vista.

Per prima cosa come in ogni classe di adolescenti la sfida è stata aperta: a cosa ci facevo lì, al poterli interessare “perché di questa roba non ci frega niente”, al fatto che una classificata come vecchia (no, non ho usato il lanciafiamme su nessuno) pensi di poter insegnare loro qualcosa che già usano. Sì, la domanda sorge spontanea: quanti potenziali cugggggini si nascondono in queste classi? Di Michele Papaleo o Andrea Kate Ferrario ce ne sono pochi al mondo.

In secondo luogo mi ha colpito il disinteresse. Su due classi da 20 ragazzi circa, di veramente attenti e interessati per tutto il tempo delle lezioni ne posso contare direi otto. Una ventina si interessava a tratti, ma i rimanenti erano come ectoplasmi. E mi ha fatto impressione perché l’argomento era attuale, ho giocato molto con loro, abbiamo “smanettato” parecchio e di sicuro non è stata la classica lezione frontale.

Chi era interessato spiccava e parlando poi con gli insegnanti è emerso come questi ragazzi emergano dal gruppo in ogni attività che svolgono. Però sono pochi e questo mi fa impazzire. Gli adolescenti hanno diritto ad amare l’istruzione e se non lo fanno la colpa è nostra.

Ma la cosa che davvero mi ha stupita è l’inconsapevolezza nell’uso del mezzo che hanno in mano (letteralmente visto che quasi tutti usano lo smartphone per accedere ai social): nessun filtro sulla privacy, nessun uso delle liste, tutto pubblico in pasto a tutti.

Un paio di ragazze mi hanno addirittura raccontato della prassi stile “prova d’amore” di scambiarsi le password di accesso col fidanzato. “Perché se no hai qualcosa da nascondere”. Eh? Pronto? Solo io mi sconvolgo?

Questa cosa mi ha davvero preoccupata perché per quanto cerchino di non dimostrarlo, sappiamo tutti quanta fragilità si nasconde dietro gli adolescenti, quante paure e quanto bisogno di conferme. E vederli così vulnerabili agli attacchi di chiunque e anche all’adescamento da parte di chiunque mi ha spaventata.

Più di uno mi ha infatti raccontato di essere stato oggetto di attenzioni eccessive da parte di adulti e quello che mi consola è che hanno almeno il buon senso di bloccare queste persone. Ma quanti non lo sanno fare o temono ritorsioni?

Ora immagino che in molti diranno “Visto che i social sono pericolosi?”.

No, non sono i social a essere pericolosi, sono ancora una volta le persone ad esserlo. Il che è molto peggio. Ed è pericolosa l’ignoranza. I social sono solo strumenti, ma se uno strumento non lo sai usare ti puoi far male.

Quindi la vera domanda è: perché non si fanno interventi formativi di questo tipo in ogni scuola, ripetutamente?

Voi avete esperienza, diretta o indiretta, di collaborazioni con istituti per diffondere una vera cultura dei social network e per contrastare i possibili pericoli derivanti da un loro uso distorto?