Miti da abbattere- devi scrivere poco perché la gente non legge

Succede sempre così: inizio un corso di scrittura creativa, faccio una call con una cliente sul tema della scrittura per il suo business e regolarmente mi arriva la domanda “Ma perché devo scrivere molto visto che tanto la ggggente non legge online? Lo DICONO TUTTI (tutti chi?) che i testi devono essere brevi perché se no la ggggente (e daje!) si stufa!”.

Bene, ora andiamo a capire perché questa è una cazzata.

(lo so, lo so, ma il politically correct lo usiamo un’altra volta, questa è una cazzata e come tale va chiamata).

Se non spieghi chi sei e cosa fai come faranno i tuoi clienti a conoscerti?

Hai la tua bella idea, apri un’attività, crei prodotti o servizi, ma i clienti non arrivano.

Perché?

Sei figa, quel che fai è fighissimo, sei una brava persona…cosa c’è che non va?

Semplice, c’è che se non spieghi alle persone che esisti, chi sei, come lavori, cosa crei, difficilmente potranno sceglierti!

Quando si tratta di acquisti online la fase di scoperta di un nuovo brand o prodotto o servizio è più lunga che offline.

Se vuoi una nuova maglia ti fai un giro in centro, guardi i negozi, scovi quella perfetta, entri e la compri. Tempo necessario: da un pomeriggio (se hai culo) a quattro (se ti sei fatta il film di come deve essere esattamente e non ti vuoi smuovere da lì).

Online possono servire mesi per avere la fiducia di un cliente o, semplicemente, per essere trovati.

La scrittura narrativa, il racconto di chi sei, della tua storia e di come lavori sono la chiave migliore per accorciare i tempi e radicare nella mente dei tuo potenziali clienti che tu esisti e qual è il tuo stile.

Se non dai contenuti utili ai tuoi clienti, come potranno fidarsi di te?

Sai benissimo che ci sono marche che preferisci rispetto ad altre.

Perché? Ti sei mai chiesta cosa fa dei tuoi brand preferiti…i tuoi preferiti?

Questo è un passaggio spesso sottovalutato dalle imprenditrici che costruiscono una comunicazione tutta incentrata sulla vendita, tralasciando la fase fondamentale della costruzione di fiducia. Peccato che tu sia il brand di te stessa, della tua attività, quindi devi partire dallo stesso processo, ovviamente adattato al caso di un’artigiana o consulente o libera professionista.

Quindi, perché le persone si fidano di un brand?

Ci possono essere svariati motivi:

  • Perché qualcuno gliene ha parlato bene (o perché hanno letto buone recensioni)
  • Perché sentono un’assonanza di valori e obiettivi
  • Perché le informazioni tecniche fornite sono esaurienti e comprensibili, rendendo evidenti i benefici di lavorare o acquistare da quel brand (in questo caso: da te).

Ma tutto questo lo ottieni solo costruendo contenuti approfonditi, che parlino di te e dei tuoi valori, della tua storia e di ciò che ami.

Le persone quando cercano informazioni leggono eccome!

Qualche mese fa ho iniziato un percorso formativo presso un’azienda e, prima del primo incontro, stavo parlando con il titolare e siamo arrivati al nodo newsletter.

Immediatamente lui se ne è uscito con “La newsletter è morta, nessuno le legge, figurati se devo scrivere più di 300 parole!” (poi del perché 300 ne parliamo).

Bene, sappi che la newsletter è il miglior strumento di vendita che hai nel tuo arsenale e che c’è una grande differenza fra una newsletter di valore e l’ennesimo contenuto spam commerciale.

Ma come si distingue un contenuto gradito all’utente da uno scarso e fastidioso?

Da due fattori:

  • quanto è utile per lui/lei
  • quanto vi mette in sintonia.

Se i tuoi post social, le newsletter e i blogpost parlano solo di quanto sei figa e brava e di quanto sono belli i tuoi prodotti, è ovvio che non serviranno a nulla e non saranno letti, ma se rispondono a un bisogno specifico di informazioni che il cliente vuole e se sono scritti in modo da far emergere la tua personalità e la vostra consonanza…il gioco è fatto.

Ovviamente più sei esauriente meglio sarà, quindi evita la tirchiaggine di parole: sii esauriente (senza essere prolissa).

Per di più ci si mette anche Google

Bene, per quel che riguarda i blogpost veniamo ora alla parte più tecnica, ovvero alla buona vecchia SEO, anche lei data per morta un giorno sì e l’altro pure, ma in realtà viva e vegeta e che lotta insieme a noi.

Google premia i siti che pubblicano contenuti di valore (per gli utenti, non per te) e che quindi vanno oltre la news scarna di 10 righe, ma che permettono effettivamente alle persone di raccogliere informazioni utili.

Quali sono i riferimenti numerici? Bene, sappi che Google considera contenuti sufficienti quelli sopra le 300 parole e buoni sopra le 500 (che sarebbe il minimo sindacale secondo gli esperti SEO).

Io mi attesto spesso sulle 600, ma preferisco scrivere contenuti di 700-1000 parole per dare più valore possibile a te che mi leggi.

Ovviamente se l’argomento si esaurisce prima non “allungo il brodo” inutilmente, ma diciamo che di solito cerco di sforzarmi di più e di stare su queste lunghezze.

E allora quelli che consigliano MINIMO 1500 parole? Scusate signori, ma per me sopra le 1000 è stalking, quindi molto meglio dividere il post in più parti creando una serie.

Tu come ti comporti? Ami scrivere contenuti approfonditi? Su quali canali? Raccontamelo nei commenti…ti aspetto!


Per approfondire

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