I microtesti questi sconosciuti

 

Quante volte ti ho raccomandato di approfondire i tuoi testi, di non essere avida di informazioni, di raccontare e di rendere i tuoi post e le tue newsletter dei veri e propri eventi narrativi?

Bene, oggi ci dimentichiamo, almeno per un po’, di tutto questo e ci dedichiamo a testi piccoli, piccolissimi, magari monoparola: i microtesti.

Felice vero? Lo so, sembra un sogno non dover riempire lo spazio di un lungo post sul blog e non dover trovare le parole per una newsletter che dica di più di “Sì, tutto bene, ecco i nuovi post e i nuovi prodotti”!

Eppure l’argomento di oggi non è facile, perché si tratta di dare il massimo in un piccolissimo spazio…ricordi il Genio di Alladin?

Quali sono i microtesti?

I microtesti sono tutte quelle parole o quei piccoli gruppi di parole che sono presenti nel tuo sito e, in misura meno personalizzabile, sui tuoi canali social. Vediamo alcuni esempi:

  • le voci del menù sul tuo sito
  • le call to action
  • i testi sui bottoni di acquisto e sottoscrizione
  • l’oggetto di una mail
  • il titolo della tua newsletter
  • il nome della foto nel tuo post (esatto: il nome del file)
  • il title alt delle tue foto
  • il testo su cui è ancorato un link (sì, si chiamano proprio anchor-text)
  • il link condiviso direttamente (per questo ti consiglio di utilizzare bit.ly e di personalizzare sempre il link)
  • la descrizione di un post su Google
  • il titolo del post che appare su Google
  • i nomi dei prodotti.

Ecco, ora ti sei accorta di essere circondata dai microtesti senza nemmeno saperlo!

E se li guardi bene, ti accorgi che non solo sono molti e diffusi, ma soprattutto che sono fondamentali perché spesso da loro dipende l’apertura di un contenuto, l’iscrizione alla tua mailing list o l’acquisto di un tuo prodotto.

I microtesti che piacciono a Google

La prima categoria di microtesti è quella che serve a ottimizzare i tuoi post per Google, in modo da farli trovare facilmente al tuo cliente ideale.

Fanno parte di questa categoria:

  • il nome della foto
  • il title alt delle tue foto
  • l’anchor-text
  • la descrizione del post su Google (meta description)
  • il titolo del post che appare su Google (meta title).

Se i primi tre punti hanno una finalità puramente tecnica che oggi non affrontiamo, gli ultimi due sono importantissimi anche per l’attrazione che vogliamo generare verso i clienti e, di conseguenza, per farli cliccare sul nostro contenuto scovato in rete.

Io mi auguro che tu abbia un bel sito in WordPress come dovrebbe avere ogni brava professionista (se non ce l’hai puoi rivolgerti a Maddalena Pisani o a Elena Galli, sono entrambe bravissime) e che quindi tu possa installare un plugin fondamentale come Yoast SEO che ti aiuterà a impostare questi parametri in modo semplicissimo.

La meta description è quella che appare su Google subito sotto il titolo. Da poco è passata da 180 a 230 caratteri e questo ti concede un po’ più di spazio, ma devi comunque essere precisa nel descrivere il contenuto del tuo post e soprattutto perché leggerlo.

Il meta title che appare su Google può essere diverso da quello che hai inserito nel post vero e proprio, lo sapevi? I miei, ad esempio, hanno sempre l’aggiunta del mio nome, in questo modo lo abbino sempre ai miei contenuti, referenziandomi in abbinamento a determinati temi.

A volte lo cambio proprio, in modo da focalizzare l’attenzione del lettore sui termini più importanti. Il metatitle di questo post, ad esempio, è “Microtesti: cosa sono e come ottimizzarli” visto che “cosa sono i microtesti” e “microtesti cosa sono” risultano chiavi di ricerca molto utilizzate.

I microtesti che fanno (fare) cose

Questa è la categoria delle piccole parole che contano:

  • voci del menù
  • call to action
  • testi sui bottoni
  • oggetto di una mail
  • titolo della newsletter
  • nomi dei prodotti.

Se ci pensi, tutti questi testi servono a far compiere al tuo cliente o potenziale cliente azioni da cui dipende il tuo business. Devi assolutamente curarli bene!

Quando li stai pensando, rifletti bene: cosa convincerà di più qualcuno a iscriversi alla tua mailing list: “Subscribe” o “Mi iscrivo subito!” (tu puoi ovviamente personalizzare sul tema della tua newsletter).

E sarà più aperta una newsletter che si chiama Marketing a Colazione o una anonima Newsletter di Sara Salvarani?

Il mio corso sulla scrittura creativa Testi Stellari, avrebbe lo stesso successo se si chiamasse Scrittura creativa per il web?

Ecco, credo che ormai tu abbia capito perfettamente il concetto, quindi corri a rivedere i tuoi microtesti, e se vuoi approfondire l’argomento non perderti la seconda edizione di #ScrivereSweet, il corso gratuito sulla scrittura per il business che partirà a marzo. Basta cliccare qui sotto

Certo che ci sarò!


Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.