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Gli insight: molto più di numeri e statistiche

 

Sentiamo spesso parlare di insight in merito al social media marketing, ma qual è il vero significato di questo termine? Siamo certi di conoscerlo?

Gli insight quantitativi

Il primo e più frequente significato che si attribuisce al termine insight è quello di dato quantitativo. Nell’immaginario dei più (e soprattutto di clienti e cuGGini) sono l’equivalente social di Google Analytics.

Questa idea arriva dalla terminologia di Facebook che chiama Insight la raccolta dei dati numerici sull’andamento delle pagine.

Per gli altri social questi restano analytics ovvero “dati analitici”, ma essendo il social network di Mark Zuckerberg il più popolare al mondo e il più potente economicamente (per quanto in declino), la terminologia che comunemente associamo a questa parte della rete è proprio quella di insight = numero.

Gli insight quantitativi

Ma in realtà il termine insight ha un significato molto più profondo se ne analizziamo le origini.

Insight (letteralmente “visione interna“) è un termine di origine inglese usato in psicologia, e definisce il concetto di “intuizione”, nella forma immediata ed improvvisa.

L’insight consiste nella comprensione improvvisa e subitanea della strategia utile ad arrivare alla soluzione di un problema o della soluzione stessa – colloquialmente conosciuto come lampo di genio o con l’espressione inglese: “Aha! Experience”.

(fonte Wikipedia)

Un’intuizione dunque che nel mondo del social media marketing però non può essere completamente svincolata da logiche di analisi e costruzione.

Sulla base dei dati raccolti fra ascolto della rete e brief del cliente, gli insight emergono come quel sense making che permette di avere l’idea illuminante che ci permetterà la strutturazione di una strategia vincente.

Ma dal punto d vista pratico cosa sono questi benedetti insight qualitativi?

Sono le aspettative dei consumatori/clienti finali, sono le carenze che individuano sul prodotto o nel settore che stiamo analizzando, sono le motivazioni profonde che li muovono all’acquisto e anche la loro suddivisione in tipologie di utenti, perché così come non esiste un unico tipo di persona, non esiste nemmeno un unico tipo di cliente.

Queste differenze, queste caratteristiche che ai più sembrano solo sfumature poco importanti, fanno invece la differenza fra una strategia innovativa e valida, ed una di basso profilo, fotocopia di mille altre nel settore.

Chiedetevi quante volte le aziende che vi hanno contattato per una consulenza vi hanno detto “Vogliamo essere su questo social (o parlare di questi argomenti) perché lo fanno i nostri competitor”. Chiedetevelo e provate a pensare quante di queste strategie hanno avuto successo e quante sono state fallimentari.

Ogni azienda deve trovare la propria voce, il proprio stile comunicativo, ma per farlo ha bisogno di social media manager capaci di estrarre, insieme ai dati quantitativi, insight qualitativi di valore.

Siete pronti alla sfida?

E tu cosa ne pensi?

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