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Quando il tuo content marketing lo fanno gli altri: parliamo di influencer marketing

Si fa molto parlare di influencer marketing, lo si mette al centro di eventi e tavole rotonde, di strategie e corsi di formazione e nonostante tutto questo lavoro vedo ancora tanta confusione e pochi progetti veramente ben fatti.

L’influencer marketing fa parte  a tutti gli effetti del content marketing, ovvero della promozione dei tuoi prodotti e servizi fatta attraverso la condivisione di contenuti di valore.

In cosa si differenzia dai normali contenuti che crei per la tua attività? Semplice: in questo caso a scriverli sono persone con un seguito di pubblico in target con la tua azienda. In questo modo non sarà sempre e solo la tua voce a creare informazione e fidelizzazione, ma anche quella di altri, che daranno così nuovo valore a ciò che proponi sul mercato.

E perché dovrei fare influencer marketing?

Gli obiettivi che puoi raggiungere sono molti:

  • Consolidare il rapporto con il cliente (costumer retention)
  • Raccogliere contatti utili (lead generation)
  • Mantenere i contatti con persone avvicinate con la lead generation ma ancora non pronte ad acquistare da te (lead nurturing)
  • Creare un dialogo con il tuo pubblico (community engagement)
  • Far conoscere la tua attività (brand awarness)
  • Generare traffico verso il tuo sito
  • Fare in modo che i consumatori si riconoscano nei tuoi valori e obiettivi, consigliandola ad altri di propria iniziativa o difendendola da attacchi (brand advocacy)
  • Affermare il presidio del proprio settore merceologico.

È vero quello che stai pensando: sono obiettivi di cui abbiamo parlato più volte trattando in generale la strategia di digital marketing, ma qui il punto è che per portare il tuo pubblico a raggiungere questi obiettivi, non basta usare sempre e solo la tua voce.

Non puoi riempire il web di monologhi.

Uno strumento utile per raggiungere i risultati è di far parlare altre persone, persone che vengono ascoltate dal tuo pubblico, di quello che fai.

Rifletti: se un autore che ami ti consiglia un libro, è più o meno convincente dell’autore del libro stesso che ti dicesse “Ho scritto un bellissimo libro: leggilo!”? Oppure pensa la stessa cosa applicata a un’automobile. O a un viaggio.

Il tuo potenziale cliente ha bisogno di sapere che lavori bene senza che sia tu a dirlo. Condividi il Tweet

I tipi di influencer marketing

L’influencer marketing può essere di due tipi: spontaneo o retribuito.

Influencer marketing spontaneo significa che la persona scrive di te e della tua attività perché ne è venuta a conoscenza, ha testato prodotti o servizi e si è convinta che valete molto, tanto da scriverne sui suoi canali.

Il che è molto diverso da inviare un comunicato stampa e pensare che sia pubblicato. Ma su questo punto torneremo in un prossimo post.

L’influencer marketing retribuito significa pagare perché qualcuno scriva del nostro prodotto o servizio, e che lo faccia in modo onesto. Lasciate sempre libere le persone di non scrivere nulla se ciò che fate non è di loro gradimento. In quel caso vi dovrà essere comunicato e semplicemente rescinderete il contratto.

Ecco, questo è un altro punto importante: predisponete un contratto, o almeno una lettera di incarico con le clausole per la rescissione. Se vi sembra esagerato “per un semplice post”, ricordate che quel post può chiedere anche due o tre ore di tempo se includiamo della creatività pratica e lo scatto delle foto. E se parliamo addirittura di eventi in presenza ci sono le spese di trasferta e il tempo che le persone usano per essere lì con voi.

Insomma, scrivere per il web è un lavoro, creare contenuti per altre persone è un lavoro e come tale va retribuito.

Capiamoci: “influencer” non è una professione, ma fare webcopywriting sì e dovete avere rispetto di chi la svolge. Il lavoro si paga e questo significa che dovete escludere dall’elenco delle forme di retribuzione:

  • invio di prodotto
  • buoni sconto
  • buoni acquisto.

Il lavoro si retribuisce in denaro. Stop.

Poi ci sono le ovvie eccezioni: se mi regali un oggetto estremamente costoso e che mi serve possiamo tranquillamente metterci d’accordo, ma è, appunto, un’eccezione.

Io ad esempio non faccio mai post di influencer marketing se non sono retribuita, poi capita che ogni tanto scelga di fare un post su invito di un’azienda perché ho sposato in tutto e per tutto il prodotto e sono già, a tutti gli effetti, un’ambassador. Un esempio? Il mio post sulla cook-key Bimby. In questo caso ho ricevuto solo il rimborso spese per andare a Milano, perché il prodotto è in comodato d’uso. Ho partecipato alla staffetta perché mi davo l’occasione di provare una cosa molto bella, che altrimenti non avrei comprato, e che è collegata a uno degli strumenti di casa che più amo. Direi che dal 2009 a oggi è una delle rarissime eccezioni che ho concesso.

Ma quanti influencer vanno ingaggiati? C’è una soglia minima e una massima? Ovviamente più contenuti spontanei abbiamo a disposizione meglio è: non c’è limite al suscitare amore per la nostra attività.

Quando invece parliamo di contenuti retribuiti o progetti strutturati (vedi il post Bimby), meglio limitarci a 5-6 blogger coinvolti, cadenzando le pubblicazioni così da evitare di annoiare i nostri clienti. Potenzialmente, infatti, gli influencer in target con il nostro prodotto avranno audience similari anche se lievemente differenziate.

Come trovare l’influencer giusto

Il mio blog personale ha un difetto: il nome. Chiamarsi “Mammachetesta” in Italia ti infila inesorabilmente in un unico filone: quello del mommyblogging. In realtà il nome deriva da quando da piccola mio padre, mentre ne combinavo una delle mie tipo costruire città in legno con i suoi attrezzi, mi guardava disperato dicendo all’emiliana “Mamma che testa che hai!”. In realtà il mio è un blog creativo! E invece anche ora che mia figlia ha 9 anni mi arrivano richieste di collaborazione (o, peggio, comunicati stampa) su giochi per la prima infanzia, pannolini & co.

Non basta un titolo per decidere che un blogger è l'influencer per te. Condividi il Tweet

Quindi come devi fare? Quali strumenti hai a disposizione?

Per prima cosa: il listening. Usa le parole chiave del tuo business per cercare in rete le persone giuste da coinvolgere, scandaglia i siti di chi ti sembra la persona migliore e analizza i contenuti che crea: sono quelli all’interno dei quali vuoi veder inseriti il tuo prodotto e il tuo nome?

Studia le tematiche trattate, la qualità della scrittura, il coinvolgimento che riescono a generare sui loro siti, quanto sono menzionati in rete e quanto positivamente vengono percepiti dal loro pubblico.

Una volta fatto questo puoi anche guardare ai numeri facendoti inviare un media kit (se non lo hanno e non sono disposti a prepararne uno per te lasciali perdere!).

I numeri vengono dopo la qualità e il pubblico giusto, perché avere 10.000 visite al giorno non serve a nulla se vengono dal pubblico sbagliato, e soprattutto se significano abbinare il tuo lavoro a scarsa qualità professionale.

E cosa vogliono gli influencer? Cosa chiedono alle aziende? Beh, per sapere questo dovrai aspettare il prossimo post! 😉

 

E tu cosa ne pensi?

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