pmi-agroalimentare-comunicazione-digital

Perché una PMI agroalimentare deve comunicare on line?

Italiani popolo di santi, poeti e navigatori? Verissimo e anche popolo di grande cultura agroalimentare.

Siamo il Paese che ha “inventato” la pasta, abbiamo importato i pomodori, le patate e i peperoni solo dopo il 1492 e nonostante questo oggi questi ortaggi sono uno dei simboli della nostra cultura alimentare.

Il vino è parte del nostro DNA e il resto del mondo ci rincorre da lontano, solo i cugini Francesi posso pensare di competere…forse.

Questi sono dati di fatto: 135 miliardi di euro è il fatturato mondiale dell’alimentazione Made in Italy (fonte: Milano Finanza). Anche sul fronte del mercato interno si notano, dopo sette anni di calo, deboli segni di ripresa con un timido +0,3% costituito in gran parte da un incremento di una precisa categoria di cibi, ovvero si nota

un deciso orientamento a privilegiare cibi salutari per una maggiore consapevolezza dello stretto rapporto tra alimentazione e benessere, secondo elaborazioni su base dei dati Ismea relativi ai primi nove mesi del 2015.

Questi dati sono esemplificativi di come il settore debba rinnovare se stesso per trovare lo slancio perduto, rivedendo alcune logiche e puntando molto sulle PMI così come sulle microimprese.

Nell’ultimo anno ho avuto modo di confrontarmi con moltissime aziende dell’agroalimentare, per lo più, appunto, microimprese così come è normale nel territorio in cui vivo ovvero l’Emilia Romagna.

Qui ogni pochi chilometri puoi trovare un caseificio (o un consorzio), un’impresa vitivinicola (o una cantina sociale) e un prosciuttificio. Accanto a queste realtà tipiche del buon mangiare emiliano possiamo imbatterci facilmente in aziende che coltivano frutta e verdura, in acetaie, in produttori di miele o di farine.

Lo so, stai pensando “Anche nella mia terra ci sono piccole realtà meravigliose dello stesso tipo!”. Ovvio, l’Italia è costituita da microimprese e PMI e il settore agroalimentare è portante per la nostra struttura economica.

Proprio per questo e per trovare nuovi canali di promozione, queste aziende devono sbarcare on line.

“Ah ma io ho sempre lavorato sul passaparola!”…se sei un imprenditore del ramo lo stai sicuramente pensando. E hai ragione! Nessun dubbio su questo.

Quindi? Perché comunicare on line e non più solo con la buona vecchia referenza in presenza fisica?

Le risposte sono tre:

  1. Cosa fai quando cerchi un prodotto particolare? Se vuoi provare nuovi vini dove cerchi una buona cantina vicino a casa tua? Su internet ovviamente! Quindi non essere on line significa perdere potenziali clienti
  2. Abbiamo sempre meno tempo e, soprattutto nei centri di maggiori dimensioni, le persone interagiscono meno e cercano sempre più informazioni da sole, soprattutto le giovani generazioni (motivo per cui adoro quello che chiamo da 14 anni “L’Ameno Paesello”: qua ci si confronta ancora tantissimo!). Insomma non per portar sfortuna a qualche amena vecchietta, ma bisogna raggiungere i potenziali clienti più giovani là dove passano del tempo, quindi non sulle panchine del parco ma su computer e smartphone
  3. Anche le referenze in rete funzionano per passaparola. Sono la versione 2.0 delle chiacchiere fra comari di paese. Con la potenzialità meravigliosa data dall’avere a disposizione anche una marea di siti di ricette a cui attingere.

Tre motivazioni importanti per afferrare al volo le opportunità che il web ti offre non trovi?

Ma quali sono i punti di forza tecnici su cui fondare una buona presenza on line per micro e piccole imprese dell’agroalimentare? Ecco quali devono essere i pilastri della tua strategia:

  1. Definizione chiara degli obiettivi
  2. Ascolto della rete per capire cosa cercano i clienti e i potenziali clienti, quali sono i vostri punti di forza e di debolezza proprio secondo loro, quali quelli dei vostri concorrenti e cosa, invece, il vostro “pubblico” desidera
  3. Elaborazione di una strategia: non ci si muove senza! Anche se la tua azienda è costituita da te e il campo di pomodori. Anzi: soprattutto in questi casi pianificare è fondamentale
  4. Un sito internet ben fatto (ergo: niente CMS proprietari) con blog annesso
  5. Una pagina Google+ Local
  6. Canali social a seconda di quanto emerso da listening e strategia
  7. Un budget diviso in tre parti: sito, promozione (pubblicità su Google e sui canali social) e consulenza.

Tanta roba? In effetti…ma tranquillo: questo è solo l’inizio di un percorso che dedicheremo proprio al settore agroalimentare, alle piccole imprese e al loro rapporto con il mondo del digital.

 

E tu cosa ne pensi?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *